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Eolico offshore in Italia: cos’è e perché funziona

L’energia eolica è quella prodotta attraverso le masse di aria, il vento, che si muovono in modo più o meno costante sul nostro Pianeta. L’energia cinetica del vento viene trasformata in energia meccanica, facendo muovere le pale che a loro volta muovono il rotore contenuto nella navicella dell’aerogeneratore, ovvero la “testa” dell’impianto, trasformando il movimento in energia elettrica.

Questa fonte di energia presenta una serie di vantaggi:

  • zero emissioni di CO2 nel processo di produzione dell’energia;
  • minore costo dell’energia prodotta;
  • facile repowering e/o smontaggio dell’impianto a fine vita;
  • grande potenziale occupazionale del settore.

Tra i principali vantaggi dell’eolico c’è l’Energy Payback Time (EPBT – ovvero il tempo necessario a raggiungere il pareggio tra energia spesa per le fasi di estrazione, produzione, progettazione, trasporto, installazione, futuro smantellamento e riciclaggio) è stimato a 9 mesi per una turbina eolica. Inoltre, oggi gli impianti sono composte da materiali riciclabili all’80%-90%. Alcune nuove tecnologie arrivano anche al 100%. La parte più difficile da riciclare di un impianto eolico sono le pale perché sono realizzate in materiali compositi, difficili da separare: plastica con fibre di vetro, legno di balsa, fili di rame che fanno da parafulmini e resine varie.

I DIVERSI TIPI DI EOLICO

Esistono tre tipologie di parchi eolici:

  • On-shore: realizzati sulla terra ferma
  • Near-shore: costruiti a mare vicino la costa
  • Off-shore: installati in mare aperto

Secondo il Rapporto Comunità Rinnovabili di Legambiente 2022, in Italia ci sono almeno 5.000 impianti eolici onshore, per una potenza installata pari a 11,2 GW in grado di produrre 20.619 GWh all’anno, necessari al fabbisogno di 8,2 milioni di famiglie. Questi impianti sono distribuiti principalmente nel centro-sud tra Puglia, Sicilia, Sardegna, Campania e Calabria.

Esiste invece un solo impianto near-shore, inaugurato nell’aprile 2022 dopo un iter autorizzativo durato 14 anni. Si tratta dell’impianto Beleolico, a Taranto, il primo parco eolico a mare di tutto il Mediterraneo. È composto da 10 turbine per una capacità complessiva di 30 MW, in grado di assicurare una produzione di oltre 58.000 MWh, pari al fabbisogno annuo di circa 60mila persone. Nell’arco dei 25 anni di vita prevista consentirà un risparmio di circa 730.000 tonnellate di CO2.

UN ESEMPIO CONCRETO DI EOLICO OFFSHORE CHE FUNZIONA: BELEOLICO

Dopo ben 14 anni di attesa e varie vicissitudini – societarie, industriali, amministrative e giudiziarie davanti al Tar -, Taranto ha inaugurato nella mattinata del 21 aprile il primo parco eolico offshore italiano. Si chiama Beleolico. Lo ha realizzato Renexia, società della holding Toto. L’investimento è di 80 milioni di euro. I numeri chiave dell’infrastruttura energetica sono 10 pale, installate in Mar Grande, 30 MW di capacità complessiva, oltre 58 mila MWh di produzione, pari al fabbisogno annuo di 60 mila persone, 730 mila tonnellate di anidride carbonica tagliate nei 25 anni di funzionamento del parco.

Il parco eolico fornirà energia al porto di Taranto. Un accordo già firmato prevede la cessione di almeno il 10% dell’energia prodotta per un quantitativo non inferiore a 220 MWh annui. Ma il parco Beleolico punta anche a fornire, attraverso l’elettrolisi, idrogeno verde all’acciaieria ex Ilva e alla raffineria Eni.

I 14 anni impiegati dal progetto di Taranto per giungere a compimento sono stati anche l’occasione per ribadire, ancora una volta, che gli investimenti nelle fonti energetiche rinnovabili vanno accelerati se non si vuole che la transizione resti sulla carta.

I NUMERI DELL’EOLICO OFFSHORE IN ITALIA

Al momento nel Piano Nazionale Energia e Clima (PNIEC) presentato dal Governo si prevedono solo 900 MW di eolico offshore al 2030. Installando ogni anno almeno 8 Gigawatt di fonti rinnovabili da qui al 2030 l’Italia riuscirebbe a ridurre le proprie emissioni del 55% come previsto dagli accordi europei sul clima. A maggio 2022 erano circa 40 i progetti di eolico offshore per una potenza complessiva di 17 GW, che coprirebbero i fabbisogni energetici di circa 20milioni di famiglie, ma i tempi di approvazione dei progetti e le opposizioni sul territorio rendono rallentano notevolmente la loro attuazione.

Nel corso del 2022 Terna ha registrato un trend in forte crescita: a ottobre, infatti, le richieste di connessione alla rete di trasmissione nazionale di nuovi impianti green hanno raggiunto il valore complessivo di circa 300 gigawatt di potenza, di cui il 36% da fonte solare e il 74% da fonte eolica onshore e offshore.

Un dato significativo, pari a oltre quattro volte il fabbisogno di 70 gigawatt di nuova capacità rinnovabile necessario per raggiungere i target climatici definiti dal nuovo pacchetto legislativo dell’Unione europea Fit-for-55 al 2030. In particolare, l’eolico offshore cosiddetto floating, che prevede la realizzazione di impianti galleggianti sulla superficie acquatica, sta trovando sempre maggior sviluppo nei fondali dei mari italiani, grazie al progresso tecnologico maturato sul mercato internazionale. Un importante passo in avanti che trova conferma nelle richieste di connessione ricevute da Terna: al 31 ottobre 2022, quelle relative all’eolico offshore hanno infatti raggiunto una potenza pari a circa 95 gigawatt, oltre il 200% in più rispetto a quelle pervenute a dicembre 2021. Circa l’80% delle richieste è localizzato nelle regioni del Sud Italia e nelle isole maggiori. In particolare, si rilevano circa 24 gigawatt in Sardegna, 19 gigawatt in Sicilia e 4 gigawatt in Calabria.

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